venerdì 22 aprile 2016

L'improduttivo fraseggiare dei dirigenti europei, ragionieri refrattari ad ogni spinta ideale

Ormai è quasi un refrain, in Europa, ma echeggia con frequenza in tutta la stampa occidentale, quella americana inclusa.


Per ogni problema che investe il nostro paese, il debito pubblico italiano è il fattore fatalmente inibente o la condizione sospensiva di ogni possibile iniziativa.

Ciò avviene, si badi bene, sia dal punto di vista italiano come da quello dei paesi dell'euro zona, ed anche al di fuori di essa.

Il debito italiano, tallone d'Achille del nostro stare in Europa, è stato ben allusivamente sfruttato anche nello sfrontato caso dell'antemurale austriaco al Brennero.

E' accaduto pure nel valutare l'ipotesi del nostro governo, di emettere "euro bond" finalizzati a progetti di investimento nelle aree africane e mediorientali a forte pulsione migratoria: potrebbe essere fomite di spinte inflazionistiche, con sperati ma molto incerti ritorni economicamente favorevoli.

Aprono una apparente parentesi le stizzite allusioni a Mario Draghi, nella sua veste di vertice Bce, provenienti dal Ministro delle finanze tedesche Schauble e, seppure più attenuate, dalla stessa Merkel,

Ma le doglianze espresse, inerenti a politiche creditizie troppo disinvolte (leggi Quantitative easing), non possono non rimbalzare concettualmente (oltre all'italianità del destinatario responsabile della Bce) nella sfera di competenza delle nazioni più indebitate, come principali beneficiarie di quella politica.      

L'immediata reazione di Draghi ("la Bce non lavora solo per Berlino") con chiara allusione ad una necessaria politica di contrasto alla persistente fase di stagnazione economica di tutta l'euro zona.

Nella diagnosi della quale, tutti gli interlocutori ufficiali (quelli citati ed altri di rincalzo e di varia appartenenza) esprimono particelle di verità solo contingente.

Ma tacciono i due elementi, fra loro intrecciati, di un processo unitario europeo in piena ed evidente contraddizione con i suoi storici e nobili presupposti: l'assetto federale ed una moneta unica costruita senza iniquità.

Appare infatti chiaro che l'Europa, meglio l'euro zona, incapace (od ostile) ad un percorso federativo, quale era o sarebbe dovuto esserne il presupposto (gli Stati Uniti d'Europa), è ormai crogiolo di scontri, più o meno dissimulati, di interesse nazionale.

L'unica via d'uscita non può che sortire da un consulto complessivo che tenga conto di questa anamnesi.

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